Il collasso europeo e l'emersione delle nuove superpotenze
Le conseguenze sul piano delle relazioni internazionali al termine della Seconda guerra mondiale si concretizzarono in una dinamica epocale, ossia la perdita definitiva da parte dell'Europa del suo ruolo di guida politica ed economica globale. Il Vecchio Continente uscì dal conflitto in uno stato di profonda prostrazione. A livello demografico, il bilancio fu catastrofico, con decine di milioni di morti tra civili e soldati, vittime dei combattimenti, dei bombardamenti aerei, e dei campi di sterminio e prigionia. A livello strutturale, il sistema economico era letteralmente a pezzi: fabbriche, reti di comunicazione e trasporti risultavano distrutti, le campagne abbandonate e un'acuta carenza di cibo condannava le popolazioni alla fame. Le città, ridotte a cumuli di macerie, ospitavano una massa imponente di senzatetto. A questo si aggiungeva una profonda crisi finanziaria e sociale, caratterizzata da un'altissima disoccupazione e da un'inflazione galoppante, generata dalla massiccia emissione di cartamoneta e dalla spesa pubblica incontrollata dei governi per sostenere lo sforzo bellico. Il panorama europeo fu inoltre sconvolto da imponenti flussi migratori di profughi; un dato emblematico è rappresentato dai 7 milioni di cittadini tedeschi che, espulsi da Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria nell'estate del 1945, furono costretti a migrare verso ovest.
In ambito geopolitico, sebbene Regno Unito e Francia mantenessero formalmente i propri imperi coloniali, l'assetto europeo palesò una strutturale debolezza, già minata dai nazionalismi degli anni Venti e Trenta. Il conflitto del 1939-1945 dimostrò incontrovertibilmente la dipendenza della libertà e della democrazia europee da potenze esterne: senza l'intervento cruciale degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, l'Europa non sarebbe riuscita a liberarsi dalla morsa del nazifascismo. Nel 1945, l'Europa non era più in grado di badare a se stessa.
- Il possesso di un vasto e moderno apparato militare, capace di dislocarsi ovunque con massima efficienza. Inizialmente gli USA godevano del vantaggio esclusivo della bomba atomica, un divario che Mosca si affrettò a colmare. A ciò si univa un sistema produttivo senza rivali, rendendole le maggiori potenze industriali del pianeta.
- Un ineguagliabile prestigio internazionale acquisito durante la guerra: gli Stati Uniti si erano accreditati come arsenale degli Alleati e salvatori dell'Occidente, mentre l'Unione Sovietica vantava il merito di aver retto l'urto delle armate naziste pressoché da sola tra il 1941 e il 1944.
- L'essere portatrici di due sistemi ideologici diversi ma dotati di un fortissimo fascino globale: da un lato il modello americano, fondato sul capitalismo, la libera impresa, il benessere e la democrazia liberale; dall'altro il modello sovietico, incentrato sul comunismo a partito unico, la pianificazione economica, l'eguaglianza e la giustizia sociale.
La combinazione di questi elementi definì il nuovo ruolo di USA e URSS ma, al contempo, conteneva i germi di una rivalità sistemica ineliminabile. Da questo progressivo attrito nacque, all'indomani del 1945, quel complesso sistema di rapporti politici e relazioni mondiali noto come Guerra Fredda, destinato a perdurare, tra fasi di tensione e distensione, per circa quattro decenni fino alla fine degli anni Ottanta.
L'architettura economica e politica del dopoguerra: Bretton Woods e l'ONU
Il primo pilastro di questo nuovo ordine economico fu posto nel luglio 1944 con gli accordi di Bretton Woods (New Hampshire, USA), firmati dai delegati di 44 Paesi. Questa intesa creò un sistema monetario di cambi fissi per garantire stabilità e innalzò il dollaro al rango di moneta di riferimento internazionale, soppiantando definitivamente la sterlina britannica.
L'architettura finanziaria si completò nel 1945 con la fondazione di due istituzioni chiave: il Fondo monetario internazionale (Imf), istituito per finanziare i Paesi con deficit di bilancio e scongiurare il ricorso al protezionismo, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Ibrd), nota come Banca mondiale, con l'obiettivo di sostenere la crescita delle aree più bisognose. Infine, nel 1947, venne stipulato l'Accordo generale sulle tariffe e il commercio (Gatt), volto a favorire la massima liberalizzazione degli scambi mondiali. Nonostante il subentrare della Guerra Fredda, questo sistema garantì la stabilità valutaria fino agli anni Settanta e permise all'economia di mercato di crescere con estremo vigore negli Stati Uniti e nei Paesi loro alleati.
- L'Assemblea Generale, sede di discussione paritaria per tutti i membri e organo deliberante a maggioranza.
- Il Consiglio di Sicurezza, organo esecutivo ristretto composto da 15 membri, di cui 5 permanenti (gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica, il Regno Unito, la Francia e la Cina).
Il potere decisionale del Consiglio di Sicurezza è tuttavia vincolato all'unanimità dei membri permanenti, i quali detengono il diritto di veto. Questa prerogativa si è rivelata il punto di maggiore debolezza dell'istituzione: in innumerevoli occasioni storiche l'ONU è stata paralizzata dall'opposizione dell'una o dell'altra grande potenza a tutela dei propri interessi strategici. A differenza della precedente Società delle Nazioni, l'ONU possedeva però il vantaggio di disporre di proprie truppe da impiegare in aree di crisi per il mantenimento della pace.
La divisione dell'Europa e la nascita dei due blocchi
L'unità di intenti tra le potenze vincitrici, celebrata alle conferenze di Teheran, Jalta e Potsdam, si sgretolò rapidamente nella delicata fase della sistemazione territoriale dell'Europa. In questa fase prevalsero gli interessi geopolitici, e il diritto dei popoli di scegliere quale forma di governo darsi venne fatalmente sacrificato. Non vi fu un singolo evento scatenante a sancire la fine dell'alleanza, ma un logorante accrescersi di incomprensioni, attriti sui nuovi confini e una sopita diffidenza ideologica, già presente tra il 1941 e il 1945, che riemerse prepotentemente.
A catalizzare l'inizio della Guerra Fredda fu l'atteggiamento aggressivo dell'Unione Sovietica verso i Paesi dell'Europa orientale. Sotto l'occupazione dell'Armata Rossa, i sovietici smantellarono metodicamente i preesistenti governi pluripartitici, imponendo esecutivi unicamente composti e guidati da comunisti. Questo processo di sovietizzazione forzata investì la Polonia, l'Ungheria, la Romania, la Bulgaria e culminò nel febbraio 1948 in Cecoslovacchia, dove una fazione fedele a Stalin prese il potere con un vero e proprio colpo di stato (Putsch).
Dalla crisi mediterranea alla Dottrina Truman
L'occupazione sovietica dell'Est Europa non fu interpretata dalle potenze occidentali come una mera mossa difensiva di Stalin. A Washington, Londra e Parigi si diffuse la convinzione che la politica sovietica a est nascesse da un disegno egemonico volto a estendersi politicamente, economicamente e militarmente sull'intera Europa. Di contro, ogni mossa americana in Europa occidentale veniva letta da Mosca come una potenziale minaccia.
Il punto di rottura ufficiale, che gli storici identificano come l'inizio della Guerra Fredda, è datato 12 marzo 1947. In quel giorno, il presidente degli Stati Uniti Harry Truman pronunciò un discorso epocale al Congresso, originato da due urgenti crisi geopolitiche nel Mediterraneo orientale. Nel 1946, l'URSS aveva esercitato pesanti pressioni sulla Turchia per ottenere basi militari sui Dardanelli, provocando l'invio di navi da guerra americane a supporto di Ankara. Parallelamente, in Grecia era divampata una sanguinosa guerra civile: le forze comuniste (supportate dalla Jugoslavia di Tito) si scontrarono con il governo filoccidentale sostenuto dall'intervento armato inglese. Il conflitto greco si sarebbe concluso solo nel 1949 con la sconfitta delle sinistre e il ripristino della monarchia democratica.
Si strutturò così definitivamente la Guerra Fredda, un conflitto sistemico che fu combattuta principalmente con la propaganda e che, fortunatamente, non degenerò mai in uno scontro armato diretto tra le due superpotenze. Come sintetizzato dallo storico delle relazioni internazionali L. Bonanate, essa non fu «né guerra effettiva né una vera pace; ma una guerra che non ci si decide a combattere e una pace che non si riesce a consolidare», condannando i popoli appena usciti dalla Seconda guerra mondiale a vivere per decenni in un clima di costante angoscia.
Nessun commento:
Posta un commento