Vero e proprio manifesto pedagogico ed estetico, Guizzino (titolo originale Swimmy, 1963) di L. Lionni non è semplicemente un albo illustrato. Attraverso una narrazione asciutta e metaforica, infatti, l'autore riesce a toccare temi universali quali l'identità, il trauma, la resilienza e l'inclusione, intessendo un'opera che parla ai bambini con la stessa profondità con cui interroga gli adulti.
La struttura narrativa, scandita in 4 fasi, segue il classico viaggio dell'eroe, declinato - però - per la prima infanzia:
- L'equilibrio iniziale e la rottura. Guizzino è un pesciolino nero che vive felicemente in un branco di pesciolini rossi. Un giorno, un tonno famelico divora l'intero branco. Guizzino, essendo l'unico a nuotare più veloce, si salva.
- Il trauma e l'esplorazione. Rimasto solo, Guizzino è "spaventato, triste e solo". Tuttavia, l'oceano gli offre la visione di creature meravigliose (una medusa color dell'arcobaleno, un'aragosta che cammina come una ruspa, alghe che crescono da caramelle di roccia). La meraviglia estetico-conoscitiva cura il trauma.
- L'incontro e il problem-solving. Guizzino scopre un altro branco di pesci rossi, rintanati tra gli scogli per il terrore dei grandi pesci. Rifiuta la loro passività ("Non si può vivere così nella paura") e concepisce un piano, ossia nuotare tutti insieme assumendo la forma di un pesce gigante.
- La risoluzione. Ogni pesciolino rosso prende il suo posto nel banco di pesci. Guizzino, essendo nero, assume il ruolo dell'occhio e, insieme, riescono a scacciare i grandi pesci prepotenti, riappropriandosi dell'oceano.
Dal punto di vista formale, Lionni - ancora una volta in un modo rivoluzionario - abbandona il tratto netto per abbracciare tecniche miste, quali - per esempio - acquerelli fluidi, stampini, spugnature e l'uso di centrini di carta inchiostrati. Questo approccio crea un ambiente sottomarino onirico, materico e vibrante. La forma liquida delle illustrazioni rispecchia la fluidità delle emozioni del protagonista. Il testo è essenziale, poetico, e lascia ampio spazio al respiro delle immagini, dimostrando una fiducia assoluta nell'intelligenza visiva del bambino (come in Piccolo blu e piccolo giallo).
Va da sè che l'albo affronta emozioni come la paura, il lutto o l'isolamento, tutti vissuti interiori che - nell'età destinataria della storia (3/6 anni) - rischiano di essere vissuti come soverchianti e paralizzanti. Su questo fronte, Lionni mostra che il trauma non è l'ultima parola. Guizzino, infatti, attraversa la tristezza ma la sua vera risposta si attiva tramite la curiosità. È l'apertura al mondo (la meraviglia verso l'oceano) che regola, infatti, l'emozione negativa, trasformandola in spinta vitale. Inoltre, nel finale, Guizzino esercita un'altissima agentività (agency), cioè non nega la paura dei nuovi pesci rossi, ma offre loro uno strumento per governarla. Attraverso l'azione collettiva, la paura si trasforma in coraggio condiviso (con risvolti, volendo, anche politici).
Viene naturale accostare Guizzino ad altre opere simili come, per esempio, Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutte i mari di Marcus Pfister. Spesso accostato a Lionni per il setting marino, quest'ultimo albo propone in realtà un'etica opposta. Arcobaleno, infatti, 'compra' l'amicizia del branco cedendo le sue scaglie brillanti per omologarsi agli altri (una visione quasi caritatevole e assimilazionista); Guizzino, al contrario, non rinuncia alla sua diversità (il colore nero), ma la rende funzionale alla salvezza del gruppo.
Altra opera 'gemella' è Nella nebbia di Milano di Bruno Munari perchè condivide, con Lionni, la spinta alla sperimentazione materica e visiva, e l'idea che il bambino debba essere un lettore attivo, capace di decodificare forme e spazi prima ancora delle parole. Infine, genericamente, un'eco la si può dedicare anche a Gianni Rodari. Infatti, come nelle favole rodariane, in Lionni c'è un forte sostrato di critica sociale. L'unione dei deboli che sconfigge il prepotente è un tema profondamente politico e democratico (come abbiamo visto), reso senza alcuna pesantezza retorica.
Ancora: sul piano pedagogico (caro a noi insegnanti), l'albo decostruisce l'approccio classico all'inclusione. Spesso, e lo sappiamo bene, nei contesti scolastici la "diversità" viene trattata come una mancanza da compensare per riportare l'individuo a uno standard (un modello mononeuronale o normotipico ancora dominante). In Guizzino, invece, la differenza del protagonista (essere nero) non viene mai nascosta o normalizzata. Al contrario, proprio quella specifica caratteristica atipica gli permette di ricoprire un ruolo che nessun altro potrebbe avere, cioè l'occhio del grande pesce. L'opera è un formidabile innesco per attività di cooperative learning in quanto insegna che la vera forza del gruppo non sta nell'omologazione, ma nell'orchestrazione delle singolarità. Ognuno ha un posto nel "grande pesce", e la differenza di uno è la condizione necessaria per la visione (e quindi la salvezza) di tutti.
Per concludere, Guizzino è un'opera rara per la sua capacità di sintetizzare - in meno di quaranta pagine e con pochissime parole - una narrazione che è al contempo un inno all'indipendenza di pensiero, un trattato sulla cooperazione e un'esperienza estetica di altissimo livello. È una lettura essenziale non solo per i bambini, ma per chiunque si occupi di educazione, in quanto ribalta la concezione del limite tramutandolo in risorsa.
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