Abbiamo visto come, per G. Reale, lo scopo della filosofia antica si configurava come puro desiderio di conoscere, privo di finalità pratiche o utilitaristiche. Essa, in definitiva, è theoria, cioè contemplazione disinteressata della verità.
A sostegno di quest'idea è possibile leggere un nota brano di Diogene Laerzio. L'autore è uno storico vissuto probabilmente nel III secolo d.C. La sua opera fondamentale, Vite e dottrine dei più celebri filosofi (spesso abbreviata in Vite dei filosofi), è una delle fonti dossografiche più preziose che l'antichità ci abbia consegnato. L'opera prende in esame 84 figure di pensatori, catalogati secondo le diverse scuole filosofiche (ionica, italica, ecc.). Pur non essendo un pensatore originale o un critico rigorosissimo (spesso mescola aneddoti leggendari a dottrine autentiche), il suo lavoro è un inestimabile patrimonio proprio perché ha salvato dall'oblio frammenti, lettere, testamenti e aforismi di autori le cui opere originali sono andate perdute.
Il frammento in questione è tratto dal Libro VIII dell'opera, libro dedicato a Pitagora e alla scuola pitagorica. Il brano fissa il momento fondativo della storia del pensiero occidentale nel bios theoretikos, ovvero la vita contemplativa. Si legge:
[Pitagora] diceva che la vita è simile a una Panegiria: gli uni vi vanno per lottare e vincere, altri per affari, ma i migliori vi vanno come spettatori, così come nella vita, diceva, alcuni nascono con anime di schiavi, bramosi di gloria e di guadagni, ma altri, i filosofi, desiderosi solo della verità.
Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, 8, 8.
Per Diogene Larzio, Pitagora utilizza l'analogia della Panegiria (ossia le grandi assemblee e feste religiose panelleniche, come i Giochi Olimpici, dove si riunivano cittadini da tutta l'Ellade) per individuare una tripartizione antropologica e psicologica e che anticipa chiaramente la successiva tripartizione platonica dell'anima (concupiscibile, irascibile, razionale). Pitagora distingue:
- Gli amanti del guadagno, ossia coloro che vanno alle feste per fare affari e commerciare (sono legati alla materia e all'utile).
- Gli amanti della gloria, ossia gli atleti che lottano per vincere e ottenere onori (sono legati al riconoscimento sociale).
- Gli amanti della verità (i filosofi), ossia gli spettatori, che non hanno alcun interesse pratico o agonistico.
Reale, quindi, può sostenere che il filosofo è colui che, libero dalla schiavitù dei bisogni materiali (il guadagno) e dalle passioni egoistiche (la vanagloria), si pone in un atteggiamento di pura osservazione disinteressata. Non si fa assorbire da nessuna prospettiva particolare, ma mantiene una visione globale dell'esistenza. Guarda per capire e non per sfruttare.
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