Il Simposio (scritto intorno al 380 a.C.) è forse il dialogo platonico più famoso e poetico. Il termine "simposio" indica il momento del banchetto greco in cui, dopo aver mangiato, si beveva vino e si discuteva. In quest'opera, un gruppo di intellettuali ateniesi festeggia il poeta Agatone. Decidono di fare a turno un elogio di Eros (Amore). Socrate parla per ultimo e ribalta le prospettive di tutti gli altri: anziché fare un discorso retorico o poetico, riporta gli insegnamenti filosofici che dice di aver ricevuto in gioventù da una sacerdotessa, Diotima di Mantinea.
Eros non è mai né sprovvisto né ricco, e d’altro canto sta in mezzo tra la sapienza e l’ignoranza, le cose stanno infatti nel modo seguente. Nessuno degli dei ama la sapienza, né desidera diventare sapiente, poiché lo è già; se poi c’è qualcun altro a essere sapiente, neppure costui ama la sapienza. D’altro canto, nemmeno gli ignoranti amano la sapienza, né desiderano diventare sapienti. Proprio in questo, difatti, l’ignoranza è insopportabile, nel credere, da parte di chi non è né bello né eccellente, e neppure saggio, di essere adeguatamente dotato. Chi non ritiene di essere privo, dunque, non desidera ciò di cui non crede di avere bisogno. Chi saranno allora, o Diotima – chiesi io – gli amanti della sapienza, se non sono né i sapienti né gli ignoranti? A questo punto la cosa è ormai evidente – disse – anche per un bambino: saranno coloro che stanno in mezzo a questi due, e tra di essi vi sarà anche Eros. In effetti, la sapienza fa parte senza dubbio di ciò che vi è di più bello, ed Eros, dal canto suo, è amore a riguardo della bellezza, cosicché necessariamente Eros sarà amante della sapienza, ed essendo filosofo sarà in mezzo tra il sapiente e l’ignorante.
Platone, Simposio, 204
In questo passo, Platone - tramite il personaggio di Socrate - definisce Eros non come una divinità perfetta, ma come un essere intermedio, un "dèmone". Viene inquadrato come una tensione verso qualcosa, una forza animata dal bisogno e dalla privazione. Nello specifico del brano, Amore è per eccellenza il "filosofo", colui che sta in mezzo tra il sapiente e l'ignorante. Allo stesso modo, la filosofia si trova in una condizione di "mezzo", ovvero è in colui che riconosce la propria limitatezza e ignoranza (come insegnava il So di non sapere socratico). Avvertendo questo vuoto e affascinato dalla bellezza della verità, prova un impulso irrefrenabile (amore) ad avvicinarsi alla sapienza.
L'autore riconosce anche che la filosofia non è accessibile a tutti, in particolar modo non è per due categorie di individui: gli dèi (che essendo onniscienti non hanno bisogno di indagare) e gli ignoranti "presuntuosi" (che, essendo privi di consapevolezza critica, non si rendono conto della propria ignoranza e non desiderano ciò di cui non percepiscono la mancanza). La filosofia, quindi, è per chi ha l'umiltà di ammettere il proprio limite.
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