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venerdì 5 giugno 2026

la filosofia è un dèmone - Platone, Simposio 204

       Abbiamo visto che Reale parlava della filosofia (antica e in generale) come un 'bisogno insopprimibile' e un 'puro desiderio di conoscere'. Nel Simposio, Platone spiega esattamente questo, ossia che la filosofia nasce da una mancanza e dal desiderio d'amore (Eros) di colmare quella mancanza. Questa fonte è quindi essenziale per capire cos'è la filosofia antica, la sua natura.
               Anzitutto, è bene dire che Platone è il più celebre allievo di Socrate. Vive ad Atene tra il V e il IV secolo a.C., in un periodo di profonda crisi dei valori tradizionali e della democrazia ateniese. A differenza dei Sofisti, che consideravano la verità come qualcosa di relativo e manipolabile attraverso la parola, Platone (tramite Socrate, che è il protagonista quasi fisso dei suoi dialoghi) ricerca una verità assoluta e oggettiva: le Idee. Per lui la filosofia non è un freddo calcolo, ma un percorso di elevazione sia intellettuale che spirituale.
             
         
Il Simposio (scritto intorno al 380 a.C.) è forse il dialogo platonico più famoso e poetico. Il termine "simposio" indica il momento del banchetto greco in cui, dopo aver mangiato, si beveva vino e si discuteva. In quest'opera, un gruppo di intellettuali ateniesi festeggia il poeta Agatone. Decidono di fare a turno un elogio di Eros (Amore). Socrate parla per ultimo e ribalta le prospettive di tutti gli altri: anziché fare un discorso retorico o poetico, riporta gli insegnamenti filosofici che dice di aver ricevuto in gioventù da una sacerdotessa, Diotima di Mantinea.
               È proprio in questo contesto che si colloca il brano. Qui, Socrate (attraverso le parole di Diotima) distrugge l'idea comune che Amore sia un dio bellissimo e perfetto. Se Amore desidera il bello e il buono, significa che non li possiede (si desidera solo ciò che ci manca). Pertanto, Eros non è un dio, ma un dèmone (un essere intermedio tra dèi e uomini). È, infatti, nato da Penìa (la Povertà, la mancanza) e Poros (l'Espediente, la risorsa). Essendo povero, manca di sapienza, ma avendo ereditato dal padre la furbizia e l'ingegno, la ricerca continuamente. È in questo preciso istante che avviene 'l'equazione fondamentale': Eros è il filosofo. Il termine "filosofo" (philo-sophos) significa letteralmente "amante della sapienza". Il filosofo è colui che si trova a metà strada tra l'ignorante (che non sa e non gli interessa sapere) e il sapiente divino (che sa già tutto). Come Eros è intermedio, così lo è anche il filosofo:

Eros non è mai né sprovvisto né ricco, e d’altro canto sta in mezzo tra la sapienza e l’ignoranza, le cose stanno infatti nel modo seguente. Nessuno degli dei ama la sapienza, né desidera diventare sapiente, poiché lo è già; se poi c’è qualcun altro a essere sapiente, neppure costui ama la sapienza.  D’altro canto, nemmeno gli ignoranti amano la sapienza, né desiderano diventare sapienti. Proprio in questo, difatti, l’ignoranza è insopportabile, nel credere, da parte di chi non è  né bello né eccellente, e neppure saggio, di essere adeguatamente dotato. Chi non ritiene  di essere privo, dunque, non desidera ciò di cui non crede di avere bisogno. Chi saranno allora, o Diotima – chiesi io – gli amanti della sapienza, se non sono né i sapienti né gli ignoranti? A questo punto la cosa è ormai evidente – disse – anche per un bambino: saranno coloro che stanno in mezzo a questi due, e tra di essi vi sarà anche Eros. In effetti, la sapienza fa parte senza dubbio di ciò che vi è di più bello, ed Eros, dal canto suo, è amore a riguardo della bellezza, cosicché necessariamente Eros sarà amante della sapienza, ed essendo filosofo sarà in mezzo tra il sapiente e l’ignorante. 
Platone, Simposio, 204

 

         In questo passo, Platone - tramite il personaggio di Socrate - definisce Eros non come una divinità perfetta, ma come un essere intermedio, un "dèmone". Viene inquadrato come una tensione verso qualcosa, una forza animata dal bisogno e dalla privazione. Nello specifico del brano, Amore è per eccellenza il "filosofo", colui che sta in mezzo tra il sapiente e l'ignorante. Allo stesso modo, la filosofia si trova in una condizione di "mezzo", ovvero è in colui che riconosce la propria limitatezza e ignoranza (come insegnava il So di non sapere socratico). Avvertendo questo vuoto e affascinato dalla bellezza della verità, prova un impulso irrefrenabile (amore) ad avvicinarsi alla sapienza. 
        L'autore riconosce anche che la filosofia non è accessibile a tutti, in particolar modo non è per due categorie di individui: gli dèi (che essendo onniscienti non hanno bisogno di indagare) e gli ignoranti "presuntuosi" (che, essendo privi di consapevolezza critica, non si rendono conto della propria ignoranza e non desiderano ciò di cui non percepiscono la mancanza). La filosofia, quindi, è per chi ha l'umiltà di ammettere il proprio limite.

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