1. I temi principali e le caratteristiche di fondo della presente ricerca
L'ipotesi di lavoro fondamentale è l'applicazione di una lettura secolare, pluralistica, simbolica e interiore della Bibbia, situata al crocevia tra molteplici tradizioni. In primo luogo, la tradizione cristiana ed ebraica, con riferimenti all'islam mistico, poste in dialogo costante con l'Oriente, specificamente con l'advaita indico e altre sapienze del Sud-Est asiatico.
Questa ricerca possiede una forte dimensione teorica e teoretica che coinvolge l'ermeneutica filosofica e religiosa, l'esegesi biblica, gli aspetti stilistici e letterari, la filologia, l'antropologia e la dimensione simbolica. Un'attenzione particolare è rivolta al paradigma dei diritti culturali, che si collocano all'intersezione di diritto, filosofia, scienze politiche ed economiche, teologia e osservazione del territorio. Si risponde così all'esigenza di una transdisciplinarità reale. Il principio guida è riassunto nel motto Colligite fragmenta di Raimon Panikkar: raccogliere i frammenti delle culture e delle discipline per ricomporli creativamente, un obiettivo che richiama direttamente la missione delle Cattedre UNESCO (reintegrare scienze, arti, religioni e modi di vita).
Oltre all'aspetto teorico, è presente una vitale istanza educativa, politica (nel senso di polis), formativa e culturale. La riflessione si inserisce nelle questioni centrali del mondo contemporaneo (come delineato da A. Touraine ne La globalizzazione e la fine del sociale, 2008): il dialogo interreligioso e intrareligioso, l'interculturalità, l'intraculturalità, i diritti umani, la pace e l'identità. Il fenomeno religioso viene affrontato non nella sua declinazione violenta e fondamentalista (tematica esplorata da J. Assmann ne Il monoteismo e il linguaggio della violenza, 2007), ma come dimensione costitutiva dell'uomo, una "dinamite dei popoli" capace di farsi istanza trasformativa e concentrazione di valori indispensabili per la cooperazione internazionale. Il termine interculturale, distinto dal mero multiculturalismo a rischio di creare monocolture isolate (come avvertono G. Pasqualotto e M. Ghilardi e come pionieristicamente teorizzato da Ivan Illich negli anni Sessanta), è qui centrale.
La Bibbia non è indagata solo per teoria o erudizione. Essa è intesa come un libro "ingressivo" e performativo: chiama l'individuo al cammino, alla trasformazione e alla profondità, indipendentemente dal credo o dalla cultura di appartenenza. Il suo messaggio possiede una forte valenza laica, secolare e sapienziale, offrendo strumenti urgenti per costruire una cultura della pace e del dialogo capace di declinare armoniosamente particolarità e universalità, sfuggendo sia agli identitarismi fondamentalistici sia ai pericolosi anonimismi (si veda J.B. Marie - P. Meyer-Bisch). Lo scopo ultimo dell'ermeneutica biblica proposta è contribuire all'armonia e al bene dell'umanità attraverso un procedere espositivo "a spirale", in cui i concetti-chiave tornano e si arricchiscono.
Il primo capitolo traccia le coordinate e l'ampio contesto della ricerca. L'attuale crisi globale è letta come un'opportunità di cambiamento profondo. La globalizzazione, intesa come dinamismo di fatto monoculturale e ambiguo, è nettamente distinta dalla mondializzazione e dall'interculturalità. Rifiutando la visione di Samuel Huntington sul Clash of civilizations, si seguono le tracce di Panikkar per individuare due movimenti necessari e complementari di fronte alle sfide odierne:
- Un movimento intra-culturale di ritorno creativo e critico alle proprie radici occidentali ed europee. È una discesa profonda per riscoprire una tradizione molto più variegata di quanto si creda, recuperando l'aspetto simbolico e mistico spesso misconosciuto (in linea con il pensiero di Hegel nella Fenomenologia dello spirito del 1995: ciò che è noto non è necessariamente conosciuto).
- Un movimento interculturale (inter/intra-religioso) di apertura ad altre cosmovisioni, in primis l'Oriente. Nessuna tradizione possiede da sola tutte le risposte. Le identità sono concepite come costitutivamente plurali, nodi all'interno di una rete (è preferibile parlare di "Occidenti" e "Orienti"). L'identità pluralistica, che tiene insieme il concreto e l'universale (il pluri-versale descritto da M. Ghilardi), è essenziale per il dialogo.
La crisi attuale, che è anche crisi dell'istruzione (Martha Nussbaum), segna un momento di passaggio terminale per vecchi assetti culturali. Emergono nuovi "mythoi" nell'attuale "età del soggetto" e dell'individuazione. Panikkar definisce questo nuovo mythos emergente come triadico, trinitario, fondato sul pluralismo, la libertà e la pace.
Il secondo capitolo entra nello specifico dell'ermeneutica della Bibbia, definita non confessionale, laica, secolare, culturale, sapienziale, pluralistica e spirituale. Sebbene la Bibbia sia il «Grande Codice» dell'Occidente, è paradossalmente assente nelle scuole. Una lettura basata sulla sua «storia degli effetti» è necessaria, ma la Bibbia interpella soprattutto esistenzialmente l'uomo sulla ricerca di senso, sul dolore, sulla morte e sull'amore.
Vengono recuperati aspetti profondi della tradizione, enfatizzando il pluralismo interpretativo (Interpretatio Sacrae Scripturae infinita est). La Bibbia è un'opera costitutivamente aperta: la lettura simbolica ("La lettera uccide", 2Cor 3,6, e come ricorda Gregorio di Nissa ne La vita di Mosè) libera il testo.
È imperativa una re-semitizzazione della lettura: l'Occidente ha perso il contatto con la radice ebraica, fondamentale linguisticamente ed ermeneuticamente. Si dà ampio spazio alla Qabbalah, che offre una rilettura mistica capace di parlare all'uomo contemporaneo. Il comando Lek leka (Gen 12,1; 22,2), «vai verso te stesso», è il leitmotiv della ricerca: una chiamata verso sé, gli altri, il mondo e il Mistero.
Accanto a questa, è necessaria una de-semitizzazione attraverso l'apporto delle tradizioni orientali e di un approccio a-duale (advaita). Il risultato è una proposta di ermeneutica olistica, intera, armonica e ternaria che fa interagire il senso letterale, quello simbolico-interiore e quello spirituale-mistico. La mistica, qui intesa in accezione secolare e allargata (riarticolazione di corpo, anima e dimensione spirituale), mostra la dimensione iniziatica e trasformativa dei racconti biblici. La lettura triadica (cosmica, umana e divina) non disperde mai l'istanza critica e il "sospetto" verso i modelli dominanti.
Il terzo capitolo, il più teorico, illustra ampiamente la dimensione del simbolo da un punto di vista filosofico, teologico e poetico. Vengono indagati i termini mythos, logos e pneuma, i loro rapporti e i movimenti di demitizzazione e trasmitizzazione. Si sviluppa una riflessione critica sul mythos monoteista, partendo da Panikkar e integrandolo con le visioni di Simone Weil, Henry Corbin, Jan Assmann, Pier Cesare Bori e della teologia femminista. La Bibbia non è leggibile esclusivamente attraverso il mythos monoteista. L'attenzione si sposta sul mythos trinitario emergente, istituendo un confronto tra la Trinità cristiana e il pensiero a-duale o advaita indico. È centrale il contributo del teologo coreano Jung Young Lee, che confronta il pensiero trinitario cristiano con le sapienze a-duali del Sud-Est asiatico (soprattutto il taoismo).
La dialettica tra monismo, dualismo e a-dualità è messa in rapporto con sufismo e taoismo, seguendo Izutsu, per cogliere nuclei euristici per l'ermeneutica biblica. Infine, si approfondisce l'intuizione cosmoteandrica (Dio-Uomo-Mondo), considerata da Panikkar un «universale interculturale» presente in forme diverse e omeomorfiche in varie culture. L'obiettivo è ritrovare i segni di questa intuizione triadico-ternaria all'interno dell'universo biblico.
Il quarto capitolo, esegetico e "applicativo", è il più lungo. L'ermeneutica descritta viene applicata a passi biblici scelti, attraversati da quattro direttrici fondamentali:
- L'intuizione cosmoteandrica: analizzata nei primi capitoli della Genesi, e nei libri di Giona e Giobbe. Questa intuizione è confrontata con l'universo dei Veda, mostrando come i nomi divini siano abitati da un dinamismo cosmoteandrico.
- La simbologia dei nomi divini: si dimostra come una lettura esclusivamente monoteista impoverisca il testo. Passi "tipici" del monoteismo (es. Es 20,3 e Dt 6,4) vengono riletti mostrando contatti con l'onomatofonia islamica (secondo Ibn 'Arabi) riguardo ai nomi Elohim e YHWH.
- Il viaggio interiore ed iniziatico: prendendo ad esempio Genesi 1-3, si rilegge il cosiddetto «peccato originale» aprendo nuovi orizzonti. Si analizza il cammino di Abramo (Gen 12 e cenni a Gen 22), mostrando una teologia dell'elezione non esclusivistica ma simbolica.
- Il simbolo del bambino fisico, divino e interiore: l'analisi si estende al Nuovo Testamento (NT), concentrandosi su due passi marciani sul rapporto tra Cristo e i bambini. Emergono due pedagogie opposte nella Bibbia: una pedagogia nera (mortifera e sacrificale) e una pedagogia bianca (che accoglie e cura il bambino).
Il quinto capitolo si focalizza sul rapporto tra Bibbia ed educazione, storia degli effetti, diritti umani e culturali. La tesi centrale è che una lettura non identitarista, simbolica e pluralista della Bibbia costituisca un preciso diritto culturale. Partendo dalla crisi dei processi educativi analizzata da Martha Nussbaum, si prospetta un'educazione inter-intraculturale volta a costruire un cittadino del mondo. Questa educazione valorizza l'aspetto socratico, critico, dialogale, il simbolo e la bellezza, avvalendosi anche del pensiero di genere (soprattutto Luce Irigaray) per smascherare l'attuale impostazione monosoggettiva e androcentrica.
La Bibbia induce gli studenti al "risveglio". Si privilegiano spunti dal Cantico dei Cantici, che mostrano una profonda relazionalità e la centralità del personaggio femminile, analizzando anche altri miti d'Occidente e d'Oriente per valorizzare l'elemento femminile. La seconda parte del capitolo affronta l'assenza della Bibbia nella scuola italiana, dimostrando come l'accesso a questo «Grande Codice» sia un diritto culturale. Il precetto «vai verso di te» è in sintonia con i diritti culturali che designano la libertà di compiere la propria identità. È necessaria una mutua fecondazione e un'interpretazione inter-intratestuale tra il linguaggio biblico (simbolico, poetico, religioso) e quello dei diritti (giuridico). Si leggono i diritti culturali a partire dalla Bibbia e viceversa.
Vengono integrate le riflessioni del biblista Barbaglio e di Pier Cesare Bori (nella direzione Bibbia-pluralismo-etica-diritti umani). L'imago Dei, simbolo della dignità umana, è letto attraverso la teologia della Børresen in un'ottica di genere e di diritti umani. I diritti del bambino sono confrontati con le pagine sui "piccoli". Infine, la "storia degli effetti" si chiude con il rapporto tra Hermann Hesse e la Bibbia, centrale per la poetica dello scrittore tedesco e per le sue intuizioni di lettura simbolica.
2. Il quadro teorico della ricerca
Il quadro teorico è vasto, ma l'autorità principale di riferimento è Raimon Panikkar, figura centrale a livello mondiale per il dialogo inter/intrareligioso, la cui vita è intrecciata con l'UNESCO (dal Colloquio di Buenos Aires del 1966 fino alla cattedra sul pluralismo religioso e la pace inaugurata a Bologna nel 2006). A lui, e a Pier Cesare Bori (altro autore ispiratore della ricerca, scomparso pochi giorni prima dell'inaugurazione della cattedra del 2012), è debitrice gran parte dell'impalcatura concettuale. I concetti panikkariani cruciali includono: il dialogo dialogale, l'ermeneutica diatopica, la concezione di religione e simbolo, il rapporto tra mythos e logos, l'intuizione cosmoteandrica e la mistica in senso ecumenico.
Il lavoro comparativo di Izutsu (su sufismo e taoismo) costituisce un modello fondamentale, affiancato dagli studi del teologo coreano Jung Young Lee sull'intuizione a-duale tra cristianesimo e sapienze asiatiche, e di Ricouer sui temi dell'identità e del simbolo.
Per la cooperazione internazionale e la cultura dei diritti, i riferimenti imprescindibili sono Alain Touraine, Patrice Meyer-Bisch, Amartya Sen, Martha Nussbaum, Pier Cesare Bori, Alessandra Algostino, oltre ai volumi delle scuole di Friburgo e Bergamo e all'esegeta Giuseppe Barbaglio.
Il crocevia di tradizioni esplorato richiede il confronto con antichi esegeti biblici, la cui lettura interna al procedere ermeneutico è fondamentale: Gregorio Magno, Girolamo, Agostino, Ildegarda di Bingen, Dante (la cui Commedia è una riscrittura della Scrittura), Gioacchino da Fiore, Meister Eckart, Pico della Mirandola (primo cristiano studioso della Qabbalah), Böhme e R.W. Emerson.
Tra gli esegeti moderni che hanno dialogato profondamente con la tradizione ebraica e che fungono da riferimento per l'esegesi simbolico-interiore, spiccano Aimè Pallière, Bruno Hussar, Giovanni Vannucci, Paolo De Benedetti, Annick de Souzenelle, e il monaco benedettino Anselm Grün, attento alla dimensione psicologica e profonda del simbolo.
Tra gli esegeti biblici moderni che operano a stretto contatto con il testo originale ebraico spiccano le figure di Marie Balmary, André Wénin e Carlo Enzo. Fondamentali risultano anche specifiche traduzioni: la Bibbia in francese di André Chouraqui, caratterizzata da una profonda attenzione alla «radice ebraica», e le versioni italiane letterali curate da Piergiorgio Beretta.
La tradizione ebraica costituisce una delle fonti più ampie e decisive della ricerca. Il bacino sapienziale di riferimento spazia dalla sapienza rabbinica, con i midrašim raccolti da Ginzberg, fino alle fonti capitali della Qabbalah, tra cui lo Zohar, le opere di Mošeh Naḥmanide, Bahia ben Ašer e Joseph Gikatilla. La comprensione moderna della Qabbalah si fonda sui lavori imprescindibili di Gershom Scholem e Moshe Idel, arricchiti dai contributi di Emmanuel Lévyne, Charles Mopsik, Maurizio Mottolese, Yarona Pinhas, Patrick Levy e Marc-Alain Ouaknin. Il sostrato filosofico ed esegetico ebraico contemporaneo è inoltre nutrito dal pensiero fecondo di Emmanuel Lévinas, Catherine Chalier, David Banon, Henry Meschonnic, Gunter Stemberger, Raphaël Draï e Herbert Chanan Brichto.
La riflessione critica sul monoteismo si appoggia, oltre che sulle intuizioni centrali di Panikkar, sugli apporti di Sigmund Freud, Simone Weil, Jan Assmann e Pier Cesare Bori. L'indagine sull'islam mistico ha come riferimenti il metodo comparativo di Toshihiko Izutsu, l'opera capitale dell'islamologo Henry Corbin e, per quanto attiene alla tradizione antica, il pensiero del grande mistico sufi Ibn ‘Arabi.
L'esplorazione delle tradizioni asiatiche è guidata principalmente dalle intuizioni di Panikkar riguardanti le dinamiche di monismo, dualismo e la correlazione advaita-Trinità, applicate al mondo dei Veda e delle Upaniṣad (lette attraverso la sua magistrale antologia). Tali spunti sono integrati dalle suggestioni di Jung Young Lee (particolarmente focalizzate sul Tao Te ching e sul Chuang-Tzŭ) e dalle analisi di Izutsu. La tematica del "matrimonio interiore" tra le tradizioni d'Oriente e d'Occidente si avvale del lavoro di Jacques Vigne, includendo anche riferimenti alla tradizione dello yoga tantrico del Kashmir e al suo massimo esponente classico, Abhinavagupta.
Il pensiero di genere trova la sua articolazione attraverso i contributi della filosofa Luce Irigaray e delle teologhe e filosofe Kari Elisabeth Børresen, Elizabeth A. Johnson e Antonietta Potente.
L'architettura simbolica e filosofica generale si nutre di una vasta costellazione di pensatori: Carl Gustav Jung per l'intera dimensione simbolica, il teologo Dietrich Bonhoeffer, i filosofi Roberto Mancini e Giangiorgio Pasqualotto, François Jullien per il pensiero cinese, lo studioso di mistica Marco Vannini, il teologo Paul F. Knitter, il monaco Willigis Jäger (esploratore delle mistiche d'Oriente e d'Occidente), il comparatista e studioso di miti Joseph Campbell, il filosofo Charles Taylor, nonché il poeta e saggista antillano Édouard Glissant (con ulteriori spunti tratti da Günther Anders, Jared Diamond, David Graeber, padre Kopp e A. Romaldo). Un'attenzione specifica è riservata al pensiero religioso liberale, inteso non nella sua rigida declinazione teologica ottocentesca (da Schleiermacher ad Harnack), ma come principio-libertà dell'interiorità e ricerca filosofica contemporanea (come delineato da R. Celada Ballanti).
L'attuale impianto teoretico rappresenta l'esito maturo di oltre dieci anni di studi pregressi. I volumi pubblicati precedentemente dall'autore (tra cui Dagli abissi oscuri alla mirabile visione, Per un'alleanza delle religioni e Viaggio, tutti a firma di G. Vacchelli) costituiscono la base irrinunciabile e ampiamente citata di questa elaborazione.
L'identità dello studio risiede in un crocevia di discipline: l'impalcatura di base è di natura ermeneutica (delle religioni), esegetica e filosofico-antropologica, declinata secondo un duplice taglio, sia teoretico che educativo.
La ricerca sulla cooperazione internazionale possiede una natura intrinsecamente multidisciplinare (e, auspicabilmente, inter- e transdisciplinare), collocandosi all'incrocio costitutivo dei saperi, delle culture e caratterizzandosi per un respiro internazionale.
L'integrazione dei saperi richiede che le discipline tecniche fondamentali, quali la giurisprudenza, l'economia, le scienze politiche e i saperi tecnologici, siano costantemente accompagnate e fecondate da un robusto orizzonte culturale ed ermeneutico. Questo orizzonte deve fare tesoro delle scienze umane e dei saperi filosofici, letterari, educativi e religiosi.
La dimensione interculturale della cooperazione si arricchisce generando nuovi orizzonti interpretativi attraverso un dialogo fecondo. L'obiettivo non è l'esclusione o la fusione in un tutto indistinto, né tantomeno la costruzione di un onnicomprensivo "sapere assoluto" (evitando qualsiasi scimmiottamento del sistema di Hegel). Si mira piuttosto alla creazione di un «orizzonte aperto», capace di mantenere viva la tensione polare tra l'unità e l'apertura al molteplice, senza ridursi a nessuna delle due. Come chiarisce Pasqualotto, questo orizzonte aperto è un'immagine efficace per l'intercultura: una linea immaginaria infinita che circoscrive uno spazio capace di accogliere, senza discriminazioni, le forme e le prospettive culturali particolari, riflettendo la natura della realtà cosmoteandrica delineata da Panikkar.
Nell'attuale momento storico, segnato da crisi, frammentazione e dalle drammatiche contraddizioni della globalizzazione, il dialogo tra culture e religioni emerge come una necessità vitale e urgente, richiedendo di andare ben oltre quanto già realizzato.
La prospettiva del dialogo interreligioso deve evolversi, compiendo un salto di qualità verso il «dialogo intrareligioso» (concetto cardine di Panikkar). Mentre il dialogo interreligioso rischia spesso di rimanere un esercizio esteriore, accademico e meramente intellettuale, il dialogo intrareligioso si configura come un «dialogo dialogale» (non dialettico). Esso richiede di entrare in un'intima risonanza con l'alterità, accettando di farsi trasformare e arricchire da ciò che è sconosciuto e diverso. Questo processo avviene senza il timore di dissolvere le proprie convinzioni profonde e senza cedere a chiusure o irrigidimenti difensivi.
Si innesca così un circolo vitale e virtuoso: la conoscenza profonda delle culture altrui permette di rileggere e comprendere in modo più autentico le proprie radici. Questo movimento bidirezionale apre la strada a relazioni di reciproca fecondazione, destinate ad avere un impatto su tutti i campi dell'agire umano: teorico, pratico, tecnico, umanistico, etico e spirituale.
Il progetto di ricerca si propone di offrire un contributo rigoroso e attento all'interno di questa immensa e ineludibile traiettoria di sviluppo umano e culturale.
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