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domenica 31 maggio 2026

Una geografia dell'amore - recensione di 'A fior di pelle' di C.Chiara - M. Tappari

           Questo libro è ideale come regalo per la nascita di un figlio perché non è solo un albo da leggere ma un'esperienza da fare. È un manuale di tenerezza che insegna come le parole, se poggiate in modo giusto sulla pelle, possano diventare carezze (cfr. E. Lévinas e tutta la filosofia della carezza). L'età di lettura è abbastanza ampia, compresa tra i 0 anni (quindi un libro da leggere ad alta voce o da recitare al neonato) sino ai 18 mesi per un'interazione autonoma (da toccare, sfogliare, vedere etc).

        La struttura rievoca quella di un viaggio verticale, una mappa corporea da esplorare e che segue - progressivamente - la scoperta fisica del bambino stesso: si parte dal basso, dalle estremità più lontane, per arrivare al centro dell'identità, il volto. L'itinerario si snoda in 12 'stazioni', tutti luoghi nei quali continuare ed approfondire la relazione tra genitore (o caregiver) e neonato (cfr. attaccamento di J. Bowlby e successivi approfondimenti): si inizia con le dita dei piedi ("Come li chiamo?"), invitando al gioco di nominazione che è fondamentale nello sviluppo cognitivo, si risale in seguito attraverso le gambe ("Balla balla gamba"), si sosta poi sull'ombelico ("Un bottone sbottonato / una tana di leprotto"), si gioca con le mani ("cinque piantine") e si corre sulla schiena. Il viaggio culmina nel viso (bocca, naso, orecchie) e infine negli occhi ("pesciolino diventa conchiglia"), chiudendosi circolarmente con una ninna nanna che accompagna il bambino e il lettore verso il sonno.

        La cifra stilistica che rende questo libro un piccolo capolavoro è il dialogo tra due linguaggi apparentemente distanti, ossia la fotografia concettuale (di Tappari) e la filastrocca popolare colta (di Carminati). Sulle fotografie bisogna dire che Massimiliano Tappari compie una scelta coraggiosa perché le immagini in bianco e nero non sono perfettamente a fuoco. Questa "sfocatura" non è un errore ma una richiesta pedagogica implicita che va nella direzione del sostenere che le foto non devono sostituire la realtà ma evocarla. L'immagine sfocata chiede al genitore e al bambino di spostare lo sguardo dalla pagina alla pelle vera, mettendo "a fuoco" il bambino reale che si ha tra le braccia. È un invito a staccare gli occhi dalla carta per guardarsi negli occhi.

        L'uso della fotografia in questo genere di libri non è un novum assoluto perché già in Bruno Munari (si pensi a Occhio alla luce o ai libri fotografici degli anni '70) la fotografia è usata per educare lo sguardo e non solo per illustrare. A differenza dei libri fotografici moderni iper-realistici o "glossy", tuttavia, qui c'è una morbidezza analogica.

        Le rime di Chiara Carminati, invece, possiedono una prosodia perfetta, studiata per il ritmo del respiro e del tocco. Non sono semplici descrizioni ma istruzioni per l'uso, per rendere la parola gesto, tanto che la sua poesia è definibile come poesia tattile. Un esempio:

Alluce chiede alla tua mano / I miei fratelli come li chiamo? [...] Toccali tutti e poi scegli tu / Con quali nomi li ami di più.

    qui è evidente che le parole suggeriscono azioni, come tamburellare, sfiorare e solleticare.

Così facendo, l'autrice si muove in quel solco della "poesia funzionale" magistralmente tracciato anche da Bruno Tognolini (es. Rime di rabbia o Mal di pancia Calabrone. Formule magiche per tutti i giorni), con una differenza: mentre Tognolini spesso lavora sulla magia e sugli incantesimi protettivi, Carminati qui lavora sulla fisicità e sulla dolcezza del contatto, avvicinandosi alla tradizione delle ninne nanne popolari. La sua è una vera e propria poesia del corpo, aspetto che la rende tematicamente in dialogo con altri classici internazionali come Dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini di Mem Fox. In Fox, però, l'accento è sull'uguaglianza universale dei bambini, in A fior di pelle l'accento è sulla relazione intima, uno-a-uno, tra quel genitore e quel bambino specifico.

        Per concludere, è un libro fondamentale nella biblioteca della prima infanzia per tre motivi principali:

1. In un'epoca sempre più digitale, questo libro riporta al centro il corpo. È uno strumento di bonding (attaccamento) che insegna ai genitori come toccare e giocare con il proprio neonato attraverso il massaggio infantile mediato dalla voce.

2. Per un bambino piccolissimo, il corpo è un territorio sconosciuto. Nominare le parti (l'alluce, la spalla, l'ombelico) mentre le si tocca aiuta il bambino a costruire lo schema corporeo, a capire dove finisce lui e dove inizia il mondo.

3. Il formato cartonato con angoli smussati lo rende un oggetto sicuro, un "giocattolo" che resiste all'esplorazione orale e manuale del bambino dai 18-24 mesi in poi, rendendolo autonomo nella "rilettura" delle immagini.

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