Gli snodi narrativi seguono la logica dell'esclusione progressiva e possiamo dividere il testo in tre parti:
- La speranza della distanza: Leone chiede se Mattia resterà "per sempre" nel suo lettino (sperando di sì) ma la mamma lo disillude, ammette che crescerà.
- La difesa del territorio: Leone inizia a elencare dove Mattia non può stare, p.e. non nella sua camera ("è la mia camera"), non sulle ginocchia della mamma (c'è spazio solo per lui durante la storia), non sulle spalle del papà (troppo in alto) e non nel letto in mezzo ai genitori (non c'è spazio).
- Lo scioglimento: improvvisamente Mattia si sveglia. Di fronte al fratellino attivo, Leone ha un'illuminazione e passa dalla difesa all'accoglienza: "Ho trovato il posto dove mettere Mattia! Fra le mie braccia".
Per quanto riguarda la forma e lo stile, Émile Jadoul è un maestro della sottrazione. Il testo, infatti, è essenziale, costruito quasi interamente su dialoghi diretti tra Leone e la mamma. Questo ritmo botta-e-risposta rispecchia perfettamente l'incalzare delle domande ansiose tipiche dei bambini. Le illustrazioni hanno un tratto morbido, con campiture piene e contorni netti. Non a caso, i pinguini di Jadoul sono iconici per la loro espressività minima ma efficacissima. L'ambientazione è "fredda" (ghiaccio, neve) ma scaldata dai sentimenti e dalle sciarpe colorate, creando un contrasto visivo rassicurante.
Tutto il libro, infine, gioca sulle distanze fisiche. Le illustrazioni mostrano Leone che occupa fisicamente gli spazi (in braccio alla mamma, sulle spalle del papà) per dimostrare che sono "già presi".
La gelosia di Leone, invece, ricorda Lo scambio di Jan Ormerod, dove la gelosia è più esplicita e si vorrebbe scambiare il fratellino con un animale. La soluzione di Leone è quella dell'accudimento del fratellino e, in questo, il volume si avvicina a Tutto cambia di Anthony Browne per l'introspezione, anche se Jadoul rimane molto più leggero e adatto a una fascia d'età più bassa (prescolare).
Il libro, comunque, è importante perché ribalta la prospettiva della gelosia senza negarla. Invece di dire a Leone "devi volergli bene", l'autore lascia che Leone esprima il suo possesso ("questo è mio", "lì ci sto io"). Il contributo geniale sta, infatti, nel finale: Leone non perde il suo posto (le braccia della mamma restano sue) ma ne trova uno nuovo. Diventare fratello maggiore non significa cedere spazio ma creare uno spazio nuovo (le proprie braccia) in cui si è attivi e competenti. È un libro che empowerizza (dà potere) al fratello maggiore: lui non è più il "piccolo" che deve essere tenuto in braccio ma diventa colui che può tenere in braccio.
In definitiva, Fra le mie braccia è una carezza narrativa. Émile Jadoul riesce a trattare il tema spinoso della detronizzazione del primogenito con una delicatezza disarmante. Consigliatissimo per preparare i bambini all'arrivo di un fratellino senza ansie, puntando sulla bellezza di diventare grandi e protettivi. Il target è quello di 2-5 anni, quindi Nido e Scuola dell'Infanzia.
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