La storia si apre con una premessa di disordine interiore perchè il protagonista, il Mostro dei Colori, viene introdotto come "strano, confuso, stralunato". La narratrice sottolinea come lui abbia fatto un "pasticcio" con le sue emozioni, tant'è che sono tutte mescolate e, in questo stato, "non funzionano". Lo snodo principale avviene grazie all'intervento di una bambina (figura guida) che propone un metodo pratico: bisogna separare le emozioni e riporle ciascuna nel suo "barattolo" per metterle in ordine. Il viaggio prosegue attraverso la definizione sensoriale di cinque emozioni primarie, ossia:
- Allegria (giallo): è "contagiosa", splende come il sole e brilla come le stelle. Porta a ridere, saltare e condividere la gioia.
- Tristezza (blu): definita come il "rimpianto di qualcosa", è lieve come il mare e dolce come i giorni di pioggia. Chi la prova vuole stare solo e non fare niente.
- Rabbia (rosso): si infiamma di rosso vivo, è "feroce come il fuoco" e difficile da spegnere. Nasce da un senso di ingiustizia e dal desiderio di scaricarla sugli altri.
- Paura (nero): definita "vigliacca", si nasconde e fugge "come un ladro nell'oscurità". Rende piccoli e insignificanti.
- Calma (verde): è tranquilla come gli alberi e "leggera come una foglia al vento". Il respiro diventa lento e profondo.
Dopo la presentazione delle emozioni, il finale mostra il mostro trasformato, cioè non è più un groviglio di colori ma diventa rosa. Alla domanda "Che cosa ti sta succedendo?", la risposta implicita è che si è innamorato, o comunque ha scoperto l'affetto/amore (probabilmente per la bambina guida).
Sul fronte della forma e dello stile, il libro fa omaggio alla cartotecnica (Pop-up), soprattutto per tre caratteristiche davvero interessanti:
- Tridimensionalità. Il libro, infatti, non si limita a illustrare ma "agisce" nello spazio. La rabbia esplode letteralmente dalla pagina, la pioggia della tristezza scende fisicamente.
- Stile materico. L'uso del collage e del cartone grezzo, unito a un tratto di disegno volutamente imperfetto e infantile, abbatte la barriera tra "arte adulta" e disegno del bambino.
- Codice cromatico. L'associazione colore-emozione è rigorosa e diventa un codice semiotico che il bambino apprende immediatamente.
Per chi - come detto prima - si interessa di temi psicopedagogici, specie se legati alla fascia 3-6 anni, l'albo è davvero utile se si vuole lavorare con i bambini sulla mentalizzazione. Ad esempio, aiuta il bambino a capire che ciò che "sente" nella pancia ha un nome e questo il testo lo espone bene perché descrive come la paura, citando un caso, ci faccia "sentire piccoli" (somatizzazione); dare un nome a questa sensazione è il primo passo per la regolazione emotiva.
A mio avviso, l'albo può funzionare anche sull'esternalizzazione e la validazione. Infatti, la metafora dei barattoli è efficace perché insegna che l'emozione è un oggetto che si può maneggiare, spostare e contenere. Il bambino non è la sua rabbia ma possiede della rabbia che può gestire. Inoltre, l'inizio col mostro "scarabocchiato" valida la confusione. L'autrice fa capire che è normale sentirsi sottosopra; l'importante è poi fare ordine.
Essendo un testo per la fascia 3-6, le implicazioni didattiche ad esso collegate sono sfruttabili nella scuola dell'infanzia. Può andare bene, direi, per attività di sorting (ordinamento) perché si presta naturalmente a giochi in cui i bambini devono separare oggetti colorati in barattoli trasparenti, associandoli a come si sentono. Inoltre, sicuramente arricchisce il lessico emotivo. Espressioni come "vigliacca" (per la paura) o "feroce" (per la rabbia) offrono sfumature linguistiche importanti per l'alfabetizzazione emotiva.
Per concludere, non è un libro narrativo in senso classico (la trama è quasi inesistente) ma è un manuale operativo di alfabetizzazione emotiva. Ha il merito di fornire a genitori e insegnanti un "linguaggio ponte" per comunicare con i bambini in momenti di crisi, oppure da usare anche in ottica di prevenzione.
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