Il libro si regge su un meccanismo di sopravvivenza tanto semplice quanto geniale. Il protagonista è un minuscolo bruco verde che, per evitare di essere divorato da un pettirosso affamato, dimostra la sua utilità: è in grado di misurare le cose. Il pettirosso lo mette alla prova facendosi misurare la coda e, da quel momento, il bruco viene trasportato in un viaggio in cui incontra vari volatili, misurando di ognuno la caratteristica fisica più prominente (il collo del fenicottero, il becco del tucano, le zampe dell'airone). Lo snodo cruciale si presenta con l'usignolo, che minaccia di mangiarlo a meno che il bruco non misuri il suo canto. Di fronte a una richiesta apparentemente impossibile (misurare l'immateriale), il bruco accetta la sfida: inizia a 'misurare' allontanandosi passo dopo passo, finché scompare letteralmente dalla pagina e dal pericolo.
Le illustrazioni sono molto interessati perché Lionni fa un uso magistrale della tecnica del collage . Le immagini, infatti, combinano diverse carte dipinte e ritagliate, tanto da creare texture vibranti e organiche (le piume degli uccelli, i fili d'erba) su ampi sfondi bianchi. Lo spazio negativo (il bianco della pagina) non è vuoto, ma diventa un luogo di tensione e respiro, cioè enfatizza la sproporzione drammatica tra le dimensioni del piccolo bruco e quelle gigantesche e incombenti dei predatori.
Dal punto di vista testuale, la prosa è asciutta, ritmica e priva di fronzoli, perfetta per la lettura ad alta voce.
Il destinatario principe di questo albo è il lettore tra i 3 e i 6/7 anni perché, la storia, tocca sue corde emotive fondamentali quali - per esempio - la vulnerabilità, l'ansia ed etc. Sul primo punto, va da sè che il bruco incarna la vulnerabilità dell'infanzia di fronte a un mondo adulto (o a un ambiente) imponente, spesso incomprensibile e potenzialmente minaccioso. La paura primaria di "essere divorati" (tipica delle fiabe classiche) è qui presentata in modo immediato. Sul fronte dell'ansia, il libro offre una potente rassicurazione psicologica. Il bruco, infatti, non vince sviluppando zanne o forza bruta ma attraverso il pensiero laterale. L'ansia viene gestita e superata mediante la competenza e l'intelletto.
In un contesto scolastico, specialmente all'interno di una didattica inclusiva e capace di valorizzare le intelligenze multiple e i bisogni educativi specifici, l'albo è uno strumento formidabile e si dimostra trasversale a molti campi d'esperienza o alle prime discipline (1° ciclo della scuola primaria).
Per esempio, in matematica, il volume introduce il concetto di misurazione non standard. I bambini possono usare il proprio corpo (dita, palmi, passi) o un "bruco di cartone" per misurare gli oggetti in classe, trasformando un concetto astratto in un'attività cinestesica accessibile a tutti.
Ancora: in scienze, la storia offre un primo approccio all'osservazione delle caratteristiche adattive degli animali (il becco per mangiare, le zampe lunghe per camminare nell'acqua ed etc).
All'interno di un percorso di P4C, non così raro in alternativa, il libro pone domande quali "come si misura una canzone?" o "si può misurare un'emozione?". Sono ottimi inneschi per laboratori di filosofia perchè stimolano il pensiero a riflettere su ciò che è tangibile e ciò che non lo è.
Segnalo, infine, che l'albo è utile anche per promuovere una cultura dell'inclusione all'interno della classe. Il protagonista, infatti, fa della sua debolezza apparente (la lentezza, la piccolezza) il suo punto di forza, promuovendo un messaggio potente per chi si sente inadeguato rispetto alle metriche standard richieste dall'ambiente scolastico.
Da un punto di vista letterario, quest'opera può essere messa in dialogo con Il piccolo Bruco Maisazio di Eric Carle perché, mentre quest'ultimo è mosso da un puro principio biologico di assimilazione in vista di una metamorfosi fisica (diventare farfalla), il bruco di Lionni non cambia forma, la sua è una metamorfosi cognitiva. Sopravvive rimanendo esattamente com'è ma usando l'astuzia.
Un'eco di Bruno Munari è altresì presente nell'albo in quanto, entrambi gli autori usano, il libro come un "oggetto" di esplorazione spaziale. Su un piano più classico e di genere letterario, Lionni recupera il topos dell'animale piccolo e astuto che beffa il grande e prepotente, ma lo spoglia della morale punitiva classica. C'è un'eco quasi spinoziana (?), cioè il bruco usa il suo conatus (la spinta all'autoconservazione) comprendendo perfettamente le regole del sistema in cui si trova, per poi eluderle.
Il libro, pubblicato negli USA nel 1960 e vincitore del premio Caldecott, possiede un'importanza storica non indifferente. Essa, potremmo dire, risiede nell'aver nobilitato il genere del picture book . Lionni, infatti, dimostra che un libro per l'infanzia può trattare temi esistenziali (la vita, la morte, la sopravvivenza, la tirannia) senza mai ricorrere a toni cupi o didascalici. Insegna, insomma, che la misurazione del mondo non è solo un atto matematico, ma un modo per orientarsi e, in definitiva, salvarsi.
Per concludere, Il bruco misuratutto è un capolavoro narrativo e visivo. Un'opera che fonde rigore estetico e tensione narrativa, restituendo al bambino lettore un senso di agency e potere sul mondo. Non c'è una parola o un ritaglio di carta fuori posto. Un albo essenziale, intelligente e profondamente rispettoso delle capacità interpretative dell'infanzia.
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